BUON CONCERTO DI PAROLINI
Il già veterano ciclo
“Organo en Concerto” dell’Auditorio Alfredo Kraus, includeva Domenica, con
la collaborazione della Sociedad Filarmonica de Las Palmas de Gran Canaria,
un recital di Giorgio Parolini, eccellente organista italiano che ha fatto
registrare uno tra i maggiori afflussi di pubblico di tutto il Festival.
Cominciò con il più famoso tra i Preludi di Buxtehude, sontuosa fantasia che
sviluppa variazioni sopra un tema di corale al Pedale e che mostra il meglio
dell’arte contrappuntistica. Di Bach, in seguito, uno dei magistrali “Corali
di Lipsia” (BWV 654) dal carattere grave e melanconico, con una
registrazione variata e colorita. Sempre di Bach, il “Concerto in La minore”
BWV 593 che è la trascrizione letterale di uno dei più famosi Concerti per
archi di Vivaldi. Parolini ha dato una versione molto brillante e vitale dei
due Allegri, con una buonissima lettura dell’originale e misterioso Adagio
centrale. Una bella e dotta Fuga a 4 voci di Schumann, scritta sopra le
quattro note del nome Bach, ha cambiato il carattere del programma senza
eludere uno solo degli artifici di inversione e retrogradazione del genere.
Però è un’altra sonorità, con potere e grandezza che vanno elaborando il
trionfo del tema prima di concludere con una coda molto sobria e quieta. Una
“Sonata in Sol” di Bellini, inevitabilmente operistica nei suoi due temi,
esclamativo il primo e melodico il secondo, ha posto un accento frivolo nel
passaggio alla parte conclusiva del programma, con due preghiere di Bossi
(una tenera “Ave Maria” ed una barocca e molto elaborata “Rédemption”) e la
interessante “Partita” di Rogg sopra il Corale “Nun freut euch”, l’organo
del XX° secolo esplorato in sette frammenti che vanno dalla dissonanza soave
all’aperta atonalità, con studi sul ritmo e cambi di registro ricchi di
effetto. Questo soddisfacente ciclo continuerà il 16 Maggio con il ritorno
del giovane maestro spagnolo Juan de la Rubia.
G. García-Alcade
Da La Provincia/Diario de Las Palmas, 13 Aprile 2010 |
Colmar/Alla Collégiale Saint-Martin
La raffinatezza dell'organo e della tromba
Con un programma essenzialmente basato su compositori italiani,
l'organista Giorgio Parolini e il trombettista Luciano Marconcini hanno
trionfato questo martedì alla Collégiale Saint-Martin, davanti ad un pubblico
eccezionalmente numeroso e per una buona ragione.
I concerti del festival d'organo di Colmar sono magici. Organizzati
dagli "Amis des Orgues de la Collégiale Saint-Martin" propongono ogni anno
insondabili e deliziosi viaggi nel cuore della musica classica, attraverso
collaborazioni sempre raffinate tra l'organo e altri strumenti scelti con
intelligenza. Questa settimana la tromba che si presa gioco delle
tentacolari variazioni dell'organo di fronte a un pubblico cos numeroso che
sono mancati i programmi della serata. Nessuna sorpresa pertanto, poiché lo
spettacolo meritava ampiamente un grande pubblico. Dalle prime note della
"Sonata per tromba e organo in Fa Maggiore di Pietro Baldassare", la tromba
con purezza ha ampliato le sonorità gi molto aeree dell'organo del coro in un
allegro solare e trionfante.
Un dialogo efficace.
Il grave che ha seguito, pi calmo ma anche pi stregato, ha in
seguito elaborato un dialogo efficace tra i due strumenti, lasciando a
ciascuno lo spazio necessario. Dopo il terzo ed ultimo movimento del pezzo,
un nuovo allegro che ha rinnovato il carattere trionfante degli inizi, il
trombettista ha lasciato solo l'organista per la Toccata per l'elevazione
estratta dai Fiori Musicali di Girolamo Frescobaldi. La tromba di Luciano
Marconcini si riproposta nell'opera successiva, la sonata "La Bianchina" di
Maurizio Cazzati. E che bello ascoltare questo duo con l'inestimabile
acustica della Collégiale che amplifica, arrotonda, pietrifica e fa evaporare
ogni nota con voluttà. Essendo il prosieguo del programma eseguito al
grand'organo sul fondo della chiesa, molti melomani hanno seguito il
consiglio dato all'inizio dagli organizzatori: lasciare le prime file per
raggiungere il mezzo della navata dove il grand'organo offre la miglior
sonorità. Il pubblico cos sistemato ha potuto ascoltare lo stile tanto
maestoso quanto rigoroso di Dietrich Buxtehude nel suo Praeludium in Sol
minore. Il seguito del concerto stato consacrato ai duetti organo/tromba, a
parte alcune opere eseguite unicamente al grand'organo tra cui il Concerto
in la minore di Johann Sebastian Bach.
Unico incidente della serata l'arrivo nel bel mezzo del concerto di
quattro energumeni che discutevano a voce alta ed irrispettosa. E stato
necessario l'intervento di una persona del pubblico affinché si degnassero di
tacere, lasciando ai veri ascoltatori il piacere di apprezzare, nel silenzio
perfetto, la fine del concerto.
Da DNA /COLMAR, 12 Agosto 2010
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VIRTUOSISMO MERAVIGLIOSO
Kronach. Un solare saluto dalla Bella Italia ha
scaldato la Christuskirche di Kronach, dove questo fine settimana si svolto
il secondo concerto nell'ambito del V Festival Organistico Internazionale.
Marius Popp, Kantor ed organizzatore della rassegna, riuscito ad invitare
per questo concerto il famoso organista internazionale Giorgio Parolini.
Parolini, nato nel 1971, ha condotto il pubblico in un viaggio attraverso
tre secoli di musica organistica, il cui baricentro era costituito da
compositori italiani. Giorgio Parolini, organista della famosa Basilica di
S. Eufemia a Milano, ha iniziato tuttavia il suo concerto con un omaggio a
Felix Mendelssohn Bartholdy, del quale quest'anno si festeggia il 200
anniversario della nascita. Gi con l'Ostinato in Do minore l'eccellente
organista che tra gli altri premi vanta il Premier Prix de Virtuosità del
Conservatorio Superiore di Ginevra ha catturato l'attenzione con il suo modo
di suonare vigoroso e al tempo stesso ricco di sensibilità. Con l'ultima
Sonata di Mendelssohn, Op. 65 n.6 (su Vater unser) Parolini ha mostrato in
modo impressionante la ricchezza di sfaccettature di questo brano
tecnicamente molto esigente. Mendelssohn richiede la completa bravura
dell'organista nel movimento su tutta l'estensione del pedale e del manuale.
E Parolini ha controllato perfettamente sia la composizione che lo
strumento, suonando con cuore, in maniera intuitiva, seguendo un'ispirazione
celestiale. A questa commovente atmosfera seguita una
serie di brani di musica organistica italiana, brani diversi e molto vari
tra di loro. Parolini ha aperto questa parte del concerto con la "Sonata sui
flauti" e la "Toccata per il Deo Gratis" di Giambattista Martini (
1706-1784). Di Giuseppe Gherardeschi (1759-1815) abbiamo ascoltato il
fantasioso Rond in Sol Maggiore in cui riconoscibile l'amore del compositore
per l'opera ed il teatro. "Solo di oboe" e "Invocazione", entrambi opera del
compositore romantico Filippo Capocci (1840-1911), fanno riferimento alle
scuole organistiche francese e tedesca Molto evidente l'influenza del Canto
Gregoriano nel brano del compositore contemporaneo Eugenio Maria Fagiani
(nato nel 1972). Fagiani ha dedicato a Parolini "Veni Creator Spiritus",
scritto nel 2009. Nel suo brano Fagiani si orientato verso il famosissimo
compositore e organista Naji Hakim (1955). La composizione libera del
punto di vista ritmico ricca di effetti, ed i suoi elementi sono elaborati
in modo stringente. Caratteristici sono i motivi molto rapidi e cangianti,
che si muovono con grandi dissonanze sopra il "Cantus Firmus" presentato al
pedale. Continui cambi di tempo e motivi che in parte ricordano la danza e
persino la Pop Music conducono all'ultimo raggiante "Tutti" che chiude
questo omaggio allo Spirito Santo. Cadute nell'oblio per parecchi anni,
oggi le composizioni di Marco Enrico Bossi (1861-1925) vivono una nuova
rinascita. Parolini ci ha presentato Rédemption Op.104/5 e Allegretto
Op.92/3. In seguito il Maestro della musica virtuosistica ha mostrato la sua
grandissima bravura all'organo Steinmeyer della Christuskirche eseguendo lo
Studio Sinfonico Op.78. Il Kantor Marius Popp spiega perché gli organisti di
una volta evitavano questo brano complicato: la grossa sfida sta
nell'impiego del pedale su due ottave e mezza e nel rapido alternarsi tra
manuale e pedale. Alla fine dei conti mani e piedi salgono e scendono a gran
velocità lungo tutta l'estensione della tastiera e ci richiede una grande
bravura. Organisti straordinariamente preparati come Giorgio Parolini oggi
osano di nuovo con questi pezzi complicati, e Parolini non solo un profondo
conoscitore della musica organistica italiana ma anche un virtuoso
dell'organo. Parolini suona come solista in famose cattedrali in Europa e
negli Stati Uniti, tra le altre la cattedrale Notre Dame di Parigi e la
cattedrale di St. Patrick a New York. E' abbastanza probabile raggiungere un
grande numero di persone in una grande cattedrale, ma un concerto in una
piccola chiesa come quella di Kronach per me altrettanto allettante. Il
pubblico viene per ascoltare la musica, dice Parolini. Il pubblico lo ha
ringraziato per il suo concerto con applausi entusiastici. E lui ha concesso
come bis una piccola Humoresque. Sabine Raithel
Da Ressort NP Feuilleton 20 Ottobre 2009
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STANDING OVATION NELLA CASA DI DIO.
FESTIVAL ORGANISTICO.
L'organista milanese Giorgio Parolini ospite su
invito del Kantor Marius Popp alla Christuskirche di Kronach. Era il secondo
di tre concerti. Il V Festival Organistico Internazionale di Kronach
proseguito Domenica con un impressionante concerto di Giorgio Parolini.
Per il concerto intitolato "Tre secoli di musica organistica" l'organista
della famosa Basilica di S. Eufemia in Milano ha presentato brani
estremamente interessanti ed altrettanto esigenti. Il punto centrale del
programma era costituito da opere di compositori italiani. Come omaggio al
200 anniversario della nascita di Felix Mendelssohn-Bartholdy abbiamo
ascoltato la Sesta ed ultima Sonata, nota anche come Vater Unser. Direttore
artistico del Festival che quest'anno offre tre concerti e gode del
patrocinio del Presidente Regionale Oswald Marr, ancora una volta il Kantor
Marius Popp.
UN ARTISTA MOLTO STIMATO.
Come ripetutamente gli riuscito, per i concerti ha invitato
organisti famosi. Cos stato con Giorgio Parolini, uno tra i pi famosi
organisti italiani della giovane generazione. Il musicista, nato nel 1971,
dopo gli studi organistici in Italia e presso il Conservatorio Superiore di
Ginevra stato premiato in diversi concorsi internazionali. Oltre ad una
estesa attività concertistica che lo porta ad esibirsi regolarmente come
solista in famose Cattedrali europee e statunitensi ad esempio Notre-Dame a
Parigi e St. Patrick a New York attualmente Parolini organista titolare
della Basilica S. Eufemia in Milano. Il Kantor molto felice di essere
riuscito a portare a Kronach un artista cos stimato. Egli conosce
profondamente la musica organistica italiana e di conseguenza il suo
particolare linguaggio. Nella Sesta Sonata di Felix Mendellsohn-Bartholdy
Giorgio Parolini ha messo in risalto i molteplici aspetti di questo brano,
con sonorità che vanno da un delicato piano fino ad un maestoso Fortissimo
nel punto pi virtuosistico del brano. In "Solo di Oboe" come suggerisce il
titolo abbiamo potuto ascoltare una piacevole melodia su un registro ad
ancia, mentre in "Invocazione" la melodia affidata a registri flautati ed
accompagnata da una sonorità simile a quella degli archi. Entrambi i brani
sono opera di Filippo Capocci. In "Veni Creator Spiritus" del compositore
contemporaneo Eugenio Maria Fagiani, dedicato a Parolini, si presenta una
musica molto elaborata e ricca di effetto. In esso motivi molto rapidi e
dissonanti vengono proposti sopra la melodia dell'Inno presentata molto
chiaramente al Pedale; come omaggio alla forza dello Spirito Santo la
composizione finisce sopra uno sfavillante "Tutti" dell'organo.
Con registrazioni sempre varie ed ingegnose unite al virtuosismo
Giorgio Parolini ha presentato anche gli altri brani in programma. Il
pubblico, entusiasmato dall'eccellente bravura dell'eccezionale organista,
ha reagito tributandogli un applauso scrosciante ed una Standing Ovation.
Heike Schlein
Da Frnkischer Tag, 20 Ottobre 2009
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SONORITA DEL PRIMO BAROCCO ED ELEGANZA
NEUHAUSEN.
Ovazioni per l'organista Milanese alla Chiesa dei Santi Pietro e Paolo.
Il Kirchenmusikdirektor Markus Grohmann riesce continuamente ad invitare
organisti famosi a suonare per i Neuhauser Orgelkonzerte. Dopo la pausa
estiva uno dei pi famosi organisti italiani della giovane generazione,
Giorgio Parolini, si presenta alla Chiesa dei Santi Pietro e Paolo. Il
musicista, nato nel 1971, dopo gli studi in Organo ed in Clavicembalo in
Italia ed al Conservatorio di Ginevra ha ottenuto successi in Competizioni
Internazionali. Oltre ad una vasta attività concertistica, attualmente
Parolini Organista Titolare presso la Basilica di S. Eufemia in Milano. A
Neuhausen ha presentato un programma interessante che spaziava dalle
sonorità
del Primo Barocco di Frescobaldi attraverso il tardo Romanticismo Italiano
fino alle arditezze armoniche di Max Reger. La varietà era assicurata.
Oltre alle possenti sonorità dell'organo Walcker restaurato nel 2005,
l'organo positivo di Hieronymus Spiegel, con i suoi registri pi delicati, ha
aggiunto pi colore al caleidoscopio musicale. Parolini ha iniziato il
concerto su questo gioiello musicale collocato vicino all'altare eseguendo
la "Canzona Quarta" di Frescobaldi una fantasiosa miniatura dai toni
brillanti, le cui differenti sezioni sono state ben sottolineate
dall'organista con registrazioni sempre diverse. Tutt'altre sonorità si sono
ascoltate dalla tribuna dell'organo. La "Sonata in La minore n 4 Op.98" di
Josef Gabriel Rheinberger risuonava con colori profondamente romantici, con
sonorità intense ed un denso intreccio di voci. Dopo l'"Introduzione" molto
intensa, nell'"Intermezzo" ci ha affascinato la pregevole sonorità del
registro ad ancia e nella "Fuga Cromatica Rheinberger" mostra come possibile
trattare contrappuntisticamente in modo artistico un ampio tema composto da
semitoni. Parolini ha poi eseguito altrettanto bene due "Preludi al
Corale" ed il "Preludio e Fuga in La minore" di Johannes Brahms, cos come si
dimostrato altrettanto esperto nelle composizioni del suo connazionale Marco
Enrico Bossi. Abbiamo gustato i benefici e pacifici suoni del "Chant du
Soir" e di una "Ave Maria", inframmezzati dal festoso Alleluja-Final, nel
quale l'organista non ha avuto timore nell'utilizzare occasionalmente delle
sonorità forse un po' veementi. Nel suo Preludio al "Corale su Rendez
Dieu" Bernard W. Sanders, che a Tuttlingen Organista e Direttore, preferisce
la chiarezza ed una certa semplicità nella condotta delle parti. Di altro
spessore sono le composizioni di Max Reger. Tanto nella "Toccata Op.59 n.5"
quanto nella "Fuga" della medesima Opera, Reger esplora i confini della
tonalità mantenendo al tempo stesso, nella costruzione e nello sviluppo delle
frasi, una severità quasi bachiana. L'organo ne mostra tutto il suo splendore
quando viene utilizzato come uno strumento sinfonico. Ancora una volta
Giorgio Parolini ha tirato tutti i registri della sua bravura virtuosistica
e della sua solida creatività. Quando nella Cattedrale nei campi si spento
l'ultimo accordo sul potente "Tutti" dell'organo, il pubblico entusiasta lo
ha festeggiato con una Standing Ovation. Rainer Kellmayer
Da
Esslinger Zeitung, 21/10/2008
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VIRTUOSISMO ED ESECUZIONE CONVINCENTE
Sommerorgelkonzerte: l'organista milanese Giorgio Parolini suona alla
Pauluskirche di Darmstadt. DARMSTADT. Il programma dello straordinario
concerto tenuto dall'organista italiano Giorgio Parolini negli Orgelsommer
presso la Pauluskirche di Darmstadt conduce dal Barocco al moderno. Fin
dall'inizio, con la Passacaglia in Re minore di Buxtehude, Parolini, che a
Milano organista e Docente, fa capire che preferisce le registrazioni
luminose. Allo stesso tempo egli riuscito a comunicare in modo chiaro la
rigorosa struttura del brano. Questo vale anche per l'esecuzione dei due
brevi "Preludi" al Corale di Buxtehude. Parolini prosegue con due tra i
brani organistici pi eseguiti di Bach: il Preludio al Corale "Wachet auf,
ruft uns die Stimme" (BWV 645) ed il Preludio e Fuga in Re Maggiore BWV 532.
In questi brani egli mostra tutte le sue qualità, combinando virtuosismo ed
un'interpretazione energica. Per le audaci progressioni armoniche
nell'Adagio, con cui termina il Preludio, erano un po' oscurate dalla
sonorità un po' troppo intensa. Il Corale n 2 in Si minore di César Franck
si presenta nell'interpretazione di Parolini quasi come un poema sinfonico,
grazie alla caratteristica illuminazione nella quale egli ha immerso i vari
aspetti del corale inventati dallo stesso Franck. L'organista ha poi
eseguito "Joie et clart des Corps Glorieux" di Messaen, estratto dal ciclo
"Les Corps Glorieux", dedicato al tema della Risurrezione. Le vivaci
sezioni, molto pittoresche, sono state rese in maniera molto contrastante.
Successivamente Parolini ha richiamato l'attenzione sul compositore
americano Bernard Wayne Sanders, che dal 1994 lavora come Kichenmusiker a
Tuttlingen. Abbiamo ascoltato "Aria" ed il Preludio al "Corale su Rendez
Dieu" brani piacevoli e di facile ascolto, nei quali melodia e armonia sono
semplici e lontane dagli schemi tipici della musica contemporanea. Con
la Toccata in Re minore e la Fuga in Re Maggiore dall'opera 59 di Reger,
Parolini ha coronato in maniera notevole il suo concerto. Nella Toccata
riuscito a rendere sotto un unico grosso arco di tensione l'effetto
improvvisativo del pezzo, e nella Fuga ha ottenuto in maniera tenace ed
impressionante un crescendo dal delicatissimo inizio fino al trionfante
finale. L'artista ha risposto agli incessanti applausi con un bis dal
carattere spensierato. Klaus Trapp
Da "Darmstaedter Echo", 29
Agosto 2008
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Concerto di musica sacra in Quaresima
Giorgio
Parolini convince in St. Gallus con il senso del colore. Tuttlingen
(stm). Il piacere di Bernard Sanders nel presentare l'organista milanese
Giorgio Parolini in occasione del secondo Concerto di Musica Sacra in
Quaresima questa volta in St. Gallus era molto evidente. E l'organista
Parolini, attivo come concertista in campo internazionale, non ha deluso le
aspettative. Parolini ha iniziato con il Barocco della Germania del Nord,
con la Passacaglia in Re minore di Buxtehude la cui struttura stata
presentata come una sostanziosa entre, ma sempre chiara. Nei seguenti
Preludi ai Corali di Buxtehude e Bach Parolini ha dimostrato il suo senso
del colore, che ognuno ha potuto gustare continuamente. Delineando in modo
modo chiaro le melodie dei Corali, egli ha tratto dall'organo Rieger della
chiesa di St. Gallus colori e registrazioni sempre nuove ed interessanti. La
disposizione dell'organo rigida, ma Parolini ha saputo mostrare sia i suoi
aspetti pi dolci sia quelli pi oscuri. Primo punto saliente: il Preludio e
Fuga in Si minore di Bach. Il Preludio, con le sue drammatiche sincopi,
stato eseguito in maniera possente ed appropriatamente compatto, senza
digressioni e ritardandi Parolini ha utilizzato molto poco questi mezzi ed
apparentemente preferisce dei finali molto diretti. L'inizio e la parte
centrale della Fuga hanno guadagnato in trasparenza grazie ad una sonorità
meno potente, il finale stato reso in maniera convincente. Registrazioni
inusuali. La seconda parte del concerto ci ha portato in un'epoca pi
moderna. "Attende Domine" di Jeanne Demessieux nel tipico stile francese
ricco di armonie espressive proprie della scuola impressionistica. Il garbo
di questo brano stato messo in risalto da Parolini con una serie di
registrazioni inusuali. Lo stesso si pu dire della "Meditazione sul Corale
Herzliebster Jesu" di Bernard Sanders: all'inizio una melodia piena di
mistero si nascose in un ansimante Subbasso prima che il messaggio della
Passione potesse giungere alle nostre orecchie in una convincente
elaborazione in stile contemporaneo ricco di estremi e di estraneazioni.
Forse, nel senso di meditazione, i contrasti di colore non dovevano essere
necessariamente cos forti in quanto il pezzo stesso possiede un sufficiente
contenuto espressivo. Il programma terminava con Johannes Brahms. Il
Corale O Traurigkeit, o Herzeleid stato presentato con un registro dal
timbro nasale, che ha infranto le pi dolci tessiture del programma. Nella
Fuga la melodia del Corale, posta al Basso in aumentazione, stata messa in
risalto con registri appropriati. Musicalmente parlando stato un convincente
tardo pomeriggio di Quaresima, che una falsa primavera ha impedito di essere
ben seguito come avrebbe meritato.
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CONCERTO
IN BASILICA
L'11 Febbraio il coro ha ricordato il Papa con
musiche di Mendelssohn, Reger e Brahms. Città di Desio, omaggio in note
per Pio XI Sabato 11 Febbraio stato il 77esimo anniversario dei Patti
Lateranensi (11 Febbraio 1929), di cui Papa Ratti stato il vero artefice.
Per la ricorrenza la giornata di studi Pio XI e il suo tempo si conclusa
alla sera, in Basilica, con il concerto Kirchenmusik (Musica da chiesa),
proposto per l'occasione dal maestro Enrico Balestreri, ed ha visto
protagonista il Coro Città di Desio e l'organista maestro Giorgio Parolini.
In programma cantate, a cavallo tra il periodo classico e romantico, di
F. Mendelssohn, M. Reger e J. Brahms. Nella presentazione il maestro
Balestreri si soffermato sui tre autori che hanno fatto scuola componendo un
repertorio pensato per mettere in musica le parole del Salmo. "Musica
severa, musica di alto respiro" ha commentato il maestro Adolfo D'Aniello,
visibilmente affascinato dalle interpretazioni. Fantastico l'organista
Giorgio Parolini che ha accettato la difficile sfida delle partiture
(Balestreri ha sottolineato che in alcune pagine suonate, l'area del nero
delle note sul pentagramma supera il vuoto del bianco), riuscendo ad
esprimere la sicurezza della sua straordinaria tecnica. In particolare
nella Fantasia e Fuga sul Corale "Halleluja! Gott zu loben" Op.52 di M.
Reger, l'organista si cimentato nell'interpretazione della musica del
maestro tedesco con stupefacente gioco timbrico di colori e suoni. Si avuta
l'impressione che la musica provenisse dal cosmo, dal cielo ed inondasse gli
ascoltatori. Proprio cos. Dal canto suo il maestro Enrico Balestreri, con
il coro da lui diretto, che porta il nome della nostra città, ormai giunto a
livelli eccelsi: egli ha saputo via via avvincere nonostante la difficoltà
della comprensione della lingua (le cantate sono tutte in tedesco), perché
bastava un attimo di estasi per perdere il filo. Al termine del concerto
un prolungato applauso ha suggellato il successo che ha bissato quello
dell'"Halleluja di Haendel" di qualche settimana fa. L'esibizione di sabato
scorso ha preceduto di poco il debutto del coro Città di Desio nel Duomo di
Monza, sempre sotto la direzione del maestro Enrico Balestreri, previsto per
il 31 marzo prossimo. In programma un impegnativo capolavoro: il Requiem di
Wolfgang Amadeus Mozart. U.S.
da "Il Cittadino"
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ALLEGRO E RINCUORANTE
Concerto finale del ciclo
Sommerkonzerte e concerto nell'ambito dei Bachtage con Giorgio Parolini alla
Erlserkirche L'anno scorso Giorgio Parolini ha dovuto disdire all'ultimo
momento il suo appuntamento con l'Estate Organistica Internazionale
(Sommerkonzerte) per motivi familiari. Ora finalmente l'organista
milanese ospite a Potsdam. Con il suo concerto alla Erlserkirche, con il
pieno di pubblico, ha chiuso l'Estate Organistica a gusto italiano, offrendo
allo stesso tempo un assaggio per i Bachtage. Non soltanto la Fantasia di
Johann Ludwig Krebs (1713-1780), allievo di Johann Sebastian Bach, ma anche
dei souvenir mediterranei ci trasmettono l'anima colma di melodie degli
Italiani; per la maggior parte quantomeno. All'inizio per si percepiscono i
contorni chiari e ben definiti della scuola organistica della Germania
settentrionale: la melodia del Preludio in Mi minore di Dietrich Buxtehude
(1637-1707) sussurra piano e sommessa, seguita dal Corale "Christ, unser
Herr, zum Jordan kam", eseguito in modo deciso. L'Estate Organistica
caratterizzata da questi contrasti, e li troviamo anche in due opere di Bach
che abbiamo ascoltato varie volte durante la Rassegna. Molto allegro e
danzante il Corale "Schmcke dich, o liebe Seele" BWV 654. Gli organisti
Martin Stephan e Kilian Nauhaus avevano eseguito il brano con la stessa idea
timbrica, utilizzando i registri di flauto. Al contrario del suo maestro
viennese Peter Planyavsky, che durante il suo concerto ha eseguito la
Toccata, Adagio e Fuga in Do Maggiore di Bach in modo allegro e veloce,
Giorgio Parolini inizia quest'opera in modo pi trattenuto, senza per
lasciare mancare virtuosismo ed eleganza all'assolo di Pedale sempre a gusto
italiano. Il massimo del clich italiano viene poi dato con la Fantasia di
Krebs. Abbiamo quindi uno stacco netto con la Toccata capricciosa di Lionel
Rogg (nato nel 1936 e maestro dell'organista) caratterizzata da ritmi
sincopati e da passaggi che ricordano Messiaen. Un pezzo sicuramente
originale, come lo sono anche i due brani dalle Parafrasi gregoriane di
Eugenio Maria Fagiani (nato nel 1972), dal disegno arcaico arricchito da
cluster e sincopi. In questo caso il compositore si rifiutato in modo deciso
di seguire il clich italiano che attribuisce all'Italia solo opera e bel
canto. Ma niente paura! "Théme et Variations" Op.115 di Marco Enrico
Bossi (1861-1925) ci riporta all'immagine classica della musica italiana.
Dopo un inizio arrabbiato ci possiamo abbandonare alle melodie che non sono
per niente disturbate dall'irruenza degli accordi nelle voci principali.
Suoni pieni di colore dappertutto e Giorgio Parolini utilizza tutti i
registri. Con un bis molto dolce ringrazia per gli applausi fragorosi. La
14^ edizione dei Sommerkonzerte di Potsdam ormai fa parte del passato. I
dodici concerti, eseguiti in parte alla Erlserkirche ed in parte alla
Friedenskirche, ci hanno fatto conoscere molti brani che in questo paese non
erano noti. Soprattutto gli ospiti stranieri ci tenevano a farci ascoltare
brani di compositori dei loro paesi. Naturalmente Bach era il favorito,
seguito da Messiaen e Mendelssohn Bartholdy. Alcune opere venivano eseguite
due o tre volte, il che dava la possibilità di fare dei confronti
interessanti. L'assoluto highlight stato comunque l'inizio dell'Estate
Organistica Internazionale con l'inaugurazione dell'organo Woehl della
Friedenskirche. Abbiamo trascorso delle settimane davvero entusiasmanti.
Peter Buske
Da Potsdamer Neueste Nachrichten, 17/09/2004
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BRILLA ALL'ORGANO
Giorgio Parolini ospite al Ciclo
Organistico del Duomo (Dom-Orgelzyklus) MINDEN. Il concerto organistico
di Giorgio Parolini stato caratterizzato da una sequenza molto insolita che
non ha posto il culmine musicale alla fine come ci si potrebbe aspettare
perché il solista milanese ha eseguito il capolavoro di Franz Liszt, Preludio
e Fuga su B.A.C.H., tra un pezzo forte di César Franck ed un pezzo di grande
effetto, ma veramente non di primordine, di un compositore meno noto.
L'eccellente competenza tecnica dimostrata dall'interprete italiano
giustifica questa scelta particolare. Ogni opera eseguita dalle sue mani
prendeva una forma musicale inconfondibile. Anche se si potrebbe discutere
sul fatto che una sequenza diversa avrebbe potuto essere stilisticamente pi
pregnante. Ad esempio la Toccata, Adagio e Fuga BWV 564 di Johann
Sebastian Bach: Giorgio Parolini inizia con un gesto generoso, trova
nell'Adagio un fraseggio raccolto che sottolinea la melodia, e conclude con
la Fuga in modo esplosivo. Una interpretazione coerente ed ammissibile, ma
ci si potrebbe augurare un'esecuzione pi trasparente. D'altra parte la
tensione continua espressa dall'artista ha reso il tutto coinvolgente.
Questo ha caratterizzato anche le altre opere presentate: la Ciaccona di
Johann Pachelbel risultata amabile e ricca di colori, grazie all'organo Kuhn;
il Prélude, Fugue et Variation di César Franck stato interpretato esattamente
con la leggerezza tipica della musica francese, che lo ha reso emozionante.
Giorgio Parolini ha coronato la sua serata concertistica con il Preludio e
Fuga su B.A.C.H. di Franz Liszt dove, in modo virtuosistico, ha saputo
controllare le forze travolgenti della musica. Poi conclude calmando le
acque irrequiete prima con un Andantino di Dnis Bédard , pezzo recente il cui
tema romantico potrebbe far pensare ad un'altra epoca, e poi con due opere
dell'italiano Marco Enrico Bossi. Musica piacevole ma non travolgente,
benché
Parolini si impegni con fervore. Il pubblico alla fine riceve il bis di
David Johnson: Trumpet Tune.
Udo Stephan Khne
Da Mindener Tageblatt, 11/10/2003
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Colossali suoni d'organo
Particolarmente fortunati
sono i momenti in cui l'opera musicale e la sua interpretazione vanno di pari
passo. Una tale simbiosi poteva essere gustata Mercoledì in occasione del
sesto concerto del ciclo "Sommerorgelkonzerte" presso la Pauluskirche di
Darmstadt. L'organista italiano Giorgio Parolini (nato nel 1971) ha disteso
come paesaggi mediterranei rigogliosamente fioriti i "Théme et Variations"
Op.115 del suo conterraneo Marco Enrico Bossi, nato nel 1861 sul Lago di
Garda. Parolini ha teso un arco sopra quasi 400 anni di arte organistica. Ha
suonato la Ciaccona in Mi minore di Buxtehude con grande precisione, con il
tema del basso chiaramente risaltante e le fluide figure con registri ricchi
di contrasto. Dopo un severo inizio la composizione si manifestata con
linee cromatiche che emergono improvvisamente, tipico del modo di comporre
progressista del maestro di Bach. Dello stesso Bach abbiamo ascoltato
l'idillico corale "An Wasserfluen Babylon" (BWV 653b) ed il Preludio e Fuga
in Mi Bemolle Maggiore (BWV 552). Parolini ha presentato i brani come
imponenti colossi, ha accentuato l'immensa tensione armonica delle dissonanze
e le cascate di suoni correvano a rotta di collo ed occasionalmente si
rovesciavano con grande veemenza. Inoltre in corrispondenza al tenore
ottimistico ed avvincente si addiceva la "Fantaisie et Fugue" di Alexandre
Pierre Franois Boly, di grande effetto e francamente impressionante. In
questo brano Parolini ha suggerito una pienezza orchestrale e ha fatto
risaltare chiaramente il motivo B-A-C-H che rende omaggio al Thomaskantor.
Come momenti di riposo, hanno completato la serata organistica ricca di
tensione, dei pezzi romantici di Schumann, Brahms e César Franck tutti quanti
amabili e con registrazioni ricche di colore.
Albrecht Schmidt
Da "Darmstaedter Echo", Venerdì 9 Agosto 2002
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Giorgio Parolini ha dato il meglio di s.
L'organista milanese ha suonato l'organo del Duomo. Brani noti e meno noti
erano in programma in Duomo in occasione del secondo concerto domenicale del
periodo Pasquale. Giorgio Parolini, questo il nome dell'ospite, ha
esordito con il difficile Preludio e Fuga in Do minore (BWV 546) di Johann
Sebastian Bach, dimostrando sin dall'inizio la propria competenza
organistica. L'organista italiano ha diffuso, nell'ambiente immenso ma
perfettamente adatto, un fantastico suono, ricco di trasparenza, sia durante
l'esecuzione del Preludio, con i suoi straordinari timbri, che nella
filigranata Fuga, il cui tema, dolcemente scorrevole, fluiva dalle sue mani.
Prima di questa esecuzione, l'elaborazione del corale bacchiano "Questi sono i
10 Sacri Comandamenti", era stata tenuta a latere. Dotato di tutti i
possibili elementi simbolici, l'interprete ci ha consegnato una versione che
ha lasciato, per la sua limpidezza, assai poco ancora da desiderare, come un
tempo le Tavole della Legge di Mosé scolpite su pietra.
Dopo Bach, Giorgio Parolini, nato nel 1971 e dal 1999 organista titolare
della Basilica di Santa Eufemia in Milano, ha proposto musica ignota al
grande pubblico. Musica dalla sua terra, come il Bach-Huldigung di Ottorino
Respighi (un Preludio su un corale del Thomaskantor) oppure l'altisonante
Alleluja, per il quale Marco Enrico Bossi elaborò ed interpretò con maestria
un laconico e universalmente cangiante motivo di 4 note. Giorgio
Parolini ha completato la propria padronanza dello strumento in Svizzera. Al
Conservatorio di Ginevra, infatti, Lionel Rogg stato uno dei suoi autorevoli
maestri. Ed l'immagine invernale della città di Ginevra ad ispirare al Rogg
compositore la "Evocation": un affresco di note, alla cui pacatezza
d'insieme
si contrappone un intermezzo intensamente brioso. Questo brano ha dato
origine alla crescente sequela dei sentimenti dell'interprete, il quale ha
raggiunto la piena maturità nell'esecuzione della serena Sonata per Organo di
Julius Reubke. Essa si fonda sul salmo 94: drammatici versi di un Dio
vendicativo, ma al tempo stesso magnanimo ed amorevole, ritratto
dall'organista con fedele plasticità. Per far ci occorreva una tecnica
strumentale perfetta, dotata di tutti i mezzi pianistici. Giorgio Parolini
ha dato il meglio di s. Christoph Schulte im Walde
Da
"Westflische Nachrichten", Martedì 1 Maggio 2001
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CONCERTI. Rassegna organistica di borgo Gemona a Udine
Il patrimonio dei nostri "minori" - Udine Sono raddoppiate le
presenze, nella chiesa di Borgo Gemona, per l'ultimo concerto della rassegna
organistica organizzata dalla parrocchia. Ne siamo lieti anche perché, oltre
al coraggio della scelta tematica (la scuola organistica italiana), la
locandina non presentava esecutori dal nome eclatante, tale da costituire un
lancio pubblicitario per la piena riuscita della manifestazione. Tre
organisti: il friulano Roberto De Nicol e il cremasco Pietro Pasquini, assai
bravi, e, alla fine, il milanese Giorgio Parolini, il pi giovane, ma non per
questo meno meritevole. Anch'egli, come i primi due, andato a "pescare"
autori sconosciuti, non solo a noi, che hanno dato un segno di notevole
interesse: sia per conoscerli finalmente dopo chissà quanto silenzio, sia
perché, pur essendo "minori", hanno dimostrato quanto molti nostri
compositori d'organo dell'epoca barocca costituiscano un patrimonio da
valorizzare. Ha bene impressionato la disinvoltura e la sicurezza di
Parolini, che ha iniziato assai bene con Frescobaldi (soprattutto nella
magnifica Canzona quarta); una introduzione sontuosa per passare al noto...
cinguettio del "cucco", il famosissimo Scherzo di Bernardo Pasquini, reso
con misurato e piacevole uso dei bei registri. Poi la sapienza del grande
padre Martini, di cui stato offerto un solenne Grave, ma pi ancora la
deliziosa e ben nota Sonata sui flauti, giostrata con sicurezza. Ecco i
due bravi "illustri sconosciuti", il cappuccino padre Narciso da Milano e il
pistoiese Cosimo Casini. Non poteva mancare Bach: ancora il Concerto da
Vivaldi in La minore e la Fuga in si minore su tema di Corelli: due
capolavori, due interpretazioni che il tempo e l'esperienza daranno a
Parolini maggiori consensi. Due pagine di Bossi, una mistica Ave Maria op.
104 n.1 e un Entrata pontificale op. 104 n. 2 meno efficace. Infine, due
Parafrasi di un contemporaneo su altrettanti temi gregoriani del giovane
milanese Enrico Maria Fagiani: poco convincenti. Lui, Giorgio Parolini, ha
invece convinto un pubblico attento e plaudente. Doveroso a questo punto
ricordare la giusta iniziativa della parrocchia di apporre sull'organo della
chiesa nuova una targa che ricorda la generosa benefattrice, Milena Paolini.
Battista Sburlino
Da "Il Gazzettino", Martedì 4 Maggio 1999
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"La scuola italiana" conclusa da un recital di Giorgio Parolini
Trascinanti pagine per Organo UDINE - La rassegna
organistica a tema "La scuola italiana", promossa dalla comunità di San
Quirino, stata brillantemente suggellata, venerdì, da un recital di Giorgio
Parolini. Avanti il concerto del giovane e musicalissimo organista, titolare
della Prepositura milanese di Sant Eufemia, il parroco e direttore artistico
dell'iniziativa, don Claudio Como, ha ricordato la signorina Marina Paolini,
scomparsa tre anni or sono, che con generosa sensibilità don alla comunità
l'organo della chiesa nuova. Nell'occasione stata presentata la targa a lato
dello strumento dedicata alla benefattrice, presente Nadia De Grasso che lo
ha
assistita fino alle ultime ore. Nella prima parte della serata, svoltasi
nella chiesa antica, anch'essa dotata di un organo meccanico Zanin dai toni
caldi e pastosi, Giorgio Parolini ha brillantemente interpretato con
spiccato senso della forma e fine cura della prassi esecutiva una serie di
brani spazianti dal Sei al Settecento. Il concertista ha esordito con le
trascinanti Toccata sesta sopra i pedali e Canzon quarta di Girolamo
Frescobaldi, per eseguire via via la Toccata con lo scherzo del cucco di
Bernardo Pasquini, pagina di lussureggiante fantasia nelle sue aggraziate
sonorità arcadiche, un' Elevazione di padre Narciso da Milano, un'incisiva
Sonata sui flauti e un Grave in fa minore dall'espressione nobile e solenne
di padre Giovanni Battista Martini e un Offertorio di Cosimo Martini.
Nella seconda parte, l'organista ha messo in luce la bellezza del dono di
Marina Paolini, lo strumento a trasmissione meccanica dotato di ventitré
registri, realizzato nel 1989 da Gustavo e Francesco Zanin e da poco
completato nella fonica, corredato di una preziosa pala di Mattino Fischer
raffigurante Vergine e Santi. Innanzi tutto si cimentato con Johann
Sebastian Bach, presente in tutte le serate del ciclo per la sua valenza
universale e al contempo per l"italianità" di molti suoi capolavori,
eseguendone con tersa eleganza la Fuga in si minore Bwv 576 su un tema di
Corelli e il Concerto in La minore (da Vivaldi) Bwv 593. Quindi sono
state vivamente apprezzate un Ave Maria di Marco Enrico Bossi, ben resa nel
suo clima di alta spiritualità ,e tre Parafrasi gregoriane, Salve Regina,
Veni Creator e Asperges me, redatte in un linguaggio contemporaneo e ricco
d'effetti dal giovane compositore bergamasco Eugenio Maria Fagiani.
Calorose ovazioni sono state tributate al bravo organista, che ha concesso
un bis con la trionfale Entre pontificale del Bossi. Renato della
Torre
Da "Messaggero Veneto", Lunedì 3 Maggio 1999 |
CON GIORGIO PAROLINI ALLORGANO DELLA BASILICA
"Toccata e fuga" solenne per un signor concerto Dopo un percorso in
crescendo la V^ edizione de "l'organo della basilica" si concluso in bellezza
con un signor concerto dell'organista Giorgio Parolini. Tra le varie
esecuzioni bachiane (la direzione artistica aveva voluto le cinque toccate e
fughe distribuite per ognuno degli appuntamenti) quella di Parolini ci
sembrata la pi pregnante soprattutto per la scelta di combinazioni
timbriche: sonorità corpose senza compromettere la comprensibilità
dell'articolazione, severità e grande solennità scioltamente coniugate luna con
l'altra. Il brillante virtuosismo del giovane musicista aveva poi modo di
confermarsi senza lasciare dubbi nel successivo Preludio e Fuga su Bach di
Liszt, giocato con accortezza di tempi e di tratteggi fonici, e soprattutto
presentato con grande spolvero di soluzioni virtuosistiche pur senza cadere
in una spettacolarità chiassosa.
Turgidezze e aggressività hanno accompagnato anche la Toccata op. 53 di
Vierne, preceduta da un Claire de Lune dalle scelte timbriche molto nette e
poco sfumate. Come per gli altri appuntamenti anche in questo c stato uno
spazio per la contemporaneità italiana: in questo caso sono state eseguite in
prima assoluta tre Parafrasi Gregoriane del giovane bergamasco Eugenio Maria
Fagiani, con un tratto stilistico chiaro incline al gesto aforistico e alle
sfumature ironiche, ricco di ostinati e di motivi fantasiosi strutturati in
modo comprensibile. Il grandioso affresco de La Cité Celeste di Lionel Rogg
ha degnamente concluso la manifestazione della Mia, della quale presidente
Anghileri ha opportunamente sottolineato le diverse valenze culturali.
B.Z.
Da "l'Eco di Bergamo", Mercoledì 2 Settembre 1998
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